Fiducia nel ricominciare è potere! Sì, proprio così. E’ un’azione che costa, pesa ma è necessaria per ricominciare a vivere. A quanti è capitato di chiedersi: “ancora”!? Ecco, dopo averlo detto, qual è stata – con il senno del poi – l’unica cosa di senso da fare? Riprendere in mano le redini della propria vita, ricominciare da dove si è (inter)rotto.
Come scrive Jon Kabat-Zinn, fondatore del protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction):
“Non importa quante volte la mente si allontana, il nostro lavoro è semplicemente notarlo e ritornare al momento presente.”
Questo “ritornare” è l’atto di ricominciare, ed è un gesto di fiducia.
La fiducia è diversa dalla Fede; quest’ultima, la esprimiamo verso una divinità. La fiducia, invece, verso le persone. Possiamo immaginarla come uno sgabello a tre piedi: il sedile è la trasparenza ed i 3 piedi sono: coerenza, affidabilità, competenza. Quando uno di questi viene meno, tutto perde equilibrio e recuperarlo non è facile perchè cadendo, spesso, incontriamo la sofferenza (che vorremmo sempre evitare!). Ricominciare ad avere Fiducia è la chiave per “tornare” più consapevoli, forti e vivi che mai. Recuperare Fiducia implica dedicare tempo e dare il cuore a ciò che conta, davvero. Come fare? I paragrafi che seguono si basano sulla mia esperienza diretta (come persona) ed indiretta (in qualità di Coach ed Istruttore Mindfulness).
La fiducia come premessa di crescita personale
Le preoccupazioni che nutriamo (nei confronti degli altri e talvolta di noi stessi) sono legate anche alla nostra visione del mondo come qualcosa di fondamentalmente insidioso. Invece di vedere le sfide come potenziali terreni di crescita, pensiamo a come combattere o a come sfuggire da tutto ciò che ci torna scomodo.
E’ scomodo il dolore, allora troviamo delle medicine immaginarie per alleviarlo. In questo modo lasciamo qualcosa di insoluto, delle zone d’ombra. Non permettiamo a queste emozioni di essere vissute nel momento giusto e contribuiamo a trasformarle in fantasmi. Che ci peseguono.
“Sedersi” con le proprie emozioni significa ascoltarle e accettarle, o meglio, abbracciarle. Perché anche le emozioni più scomode o gli eventi scomodi, che ci fanno sentire impotenti, sono parti di noi e degli altri. Se iniziamo a trattare con onore quello che proviamo invece che sopprimere le emozioni “difficili” ogni volta che si presentano possiamo cogliere un insegnamento per vivere meglio.
Così possiamo ri-acquisire insieme una fondamentale fiducia nella vita, che, da campo di battaglia, diventa campo da coltivare.
La pratica mindfulness rafforza la fiducia
La pratica di mindfulness ci invita proprio a questo: a sederci con le nostre esperienze, qualunque esse siano. Ma per farlo, abbiamo bisogno di fiducia. Fiducia nel processo, fiducia nella pratica, e soprattutto fiducia in noi stessi.
Quando ci sediamo per meditare, ci troviamo faccia a faccia con la realtà della nostra mente: pensieri incalzanti, emozioni rissose, sensazioni fisiche a volte scomode. La mente spesso reagisce cercando di costruire una realtà alternativa più piacevole, cercando di sfuggire a ciò che è presente.
La mindfulness ci invita, invece, a fare l’opposto: ad aprirci all’esperienza così com’è, senza manipolarla, senza cercare di renderla “migliore” o “più sopportabile”. Questo richiede una profonda fiducia nel fatto che possiamo stare con qualsiasi cosa emerga: noia, dolore, incertezza, per citarne alcuni.
La fiducia nella pratica mindfulness non è qualcosa che abbiamo fin dall’inizio, ma si costruisce passo dopo passo, respiro dopo respiro. Ogni volta che riportiamo gentilmente l’attenzione al momento presente, stiamo coltivando questa fiducia. Ogni volta che notiamo di esserci persi nei pensieri e ritorniamo, stiamo rafforzando la fiducia nelle nostre capacità di presenza.
In un mondo che ci spinge continuamente verso la distrazione, la produttività incessante e la fuga dal disagio, coltivare la fiducia attraverso la mindfulness diventa quasi un atto di resistenza. È scegliere di rimanere presenti quando tutto ci invita a fuggire; è scegliere di ricominciare quando la società ci dice che dovremmo già essere “finiti”. Per questo la Fiducia nel ricominciare è potere!
Il coraggio di ricominciare
Ed è qui che entra in gioco il concetto di “ricominciare”. Nella pratica di mindfulness, ricominciare non è un fallimento, ma è la pratica stessa. Distrarsi e tornare all’ancora dell’attenzione – che sia il respiro, le sensazioni del corpo, o i suoni intorno a noi – non è un errore, ma è il cuore della pratica.
Come scrive Jon Kabat-Zinn:
“Non importa quante volte la mente si allontana, il nostro lavoro è semplicemente notarlo e ritornare al momento presente.”
Questo “ritornare” è l’atto di ricominciare, ed è un gesto di fiducia. Ricominciare e fiducia sono necessari l’uno all’altra. Non c’è l’una senza l’altro e viceversa. In proposito, guarda questo articolo.
Quando ricominciamo, stiamo dicendo: “Va bene, mi sono perso. Ora sono qui di nuovo.” Non c’è giudizio, non c’è autocritica, non c’è l’idea di aver fallito. C’è solo il “riconoscimento di ciò che è“ e la volontà di ricominciare ancora una volta.
Questo processo di ricominciare continuamente è un potente antidoto al perfezionismo e all’autocritica che spesso minano la nostra fiducia. Ogni volta che ricominciamo senza giudicarci, stiamo coltivando una relazione più gentile e compassionevole con noi stessi. Stiamo imparando che va bene non essere perfetti, che va bene perdersi, perché possiamo sempre ritrovare la strada.
Ri-Cominciare secondo Thich Nhat Hanh
Il maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh ha offerto una prospettiva profonda e illuminante sul concetto di ricominciare. Nei suoi insegnamenti, il “ricominciare” è intimamente connesso con la pratica del “tornare a casa” a se stessi attraverso la consapevolezza del respiro e dei passi.
Particolarmente rilevante è la sua pratica del “Cominciare di Nuovo” (Beginning Anew), un processo formale di riconciliazione che viene praticato nelle comunità Plum Village. Questa pratica si basa su quattro componenti:
- Annaffiare i fiori: riconoscere e apprezzare le qualità positive nell’altro
- Esprimere riconoscenza: condividere gratitudine per atti specifici di gentilezza
- Condividere il dispiacere o la sofferenza: esprimere onestamente il proprio dolore
- Esprimere un rimorso e chiedere perdono: assumere la responsabilità delle proprie azioni
In questo modo, la fiducia che coltiviamo nella pratica formale di mindfulness si trasferisce naturalmente alle nostre relazioni e alle nostre attività quotidiane. Cominciamo a vedere ogni momento come un’opportunità per ricominciare, per essere presenti in modo nuovo.
La bellezza di questa pratica è che non rimane confinata al cuscino di meditazione, ma si estende a tutta la nostra vita. Imparare a ricominciare nella meditazione ci insegna a ricominciare anche nella vita quotidiana.
Quando falliamo in un progetto, quando sbagliamo con un amico, quando perdiamo la pazienza con i nostri figli, possiamo ricominciare. Possiamo riconoscere ciò che è successo senza giudizio, riportare l’attenzione al momento presente, e procedere con rinnovata consapevolezza.
Come coltivare la fiducia nel ricominciare
1. Il respiro come àncora
Quando ti senti sopraffatto o disconnesso, porta l’attenzione al respiro. Non cercare di cambiarlo, semplicemente osservalo. Nota come il corpo si espande e si contrae naturalmente. Questo semplice atto di attenzione è un ricominciare, un ritorno alla presenza.
2. Gentili verso sé stessi
Quando noti di essere stato duro con te stesso per un errore o un fallimento, fai una pausa. Metti una mano sul cuore e chiediti: “Come mi parlerei se fossi un caro amico in questa situazione?” Poi usa quelle stesse parole gentili per te.
3. STOP
Quando ti trovi in una situazione difficile, fai una breve pausa. Respira profondamente tre volte. Questa semplice pratica ti dà lo spazio per “ricominciare” la tua risposta, anziché reagire automaticamente.
4. Diario della fiducia
Alla fine di ogni giornata, annota un momento in cui sei riuscito a “ricominciare” – forse hai riportato l’attenzione al presente durante un compito, o hai scelto una risposta più consapevole in una conversazione difficile. Celebra questi piccoli atti di fiducia e presenza.
5. Letture sagge
Dedicare anche pochi minuti, tutti i giorni, a leggere libri “saggi” è di gran aiuto in particolare se lo si fa quando non abbiamo l’acqua alla gola: ci aiuta a non ritrovarci in questa situazione! Molte persone sottovalutano la lettura di testi di filosofia o religiosi capaci di regalare veri e propri insight. Invece di trascorre molto tempo sui social o davanti la TV, dedichiamone una parte a leggere… e praticare quanto letto.
Conclusione
La fiducia nella pratica di mindfulness non è qualcosa che dobbiamo guadagnarci o meritare: è un dono che offriamo a noi stessi, momento dopo momento, respiro dopo respiro. È la fiducia che possiamo sempre ricominciare, che possiamo sempre tornare alla presenza, non importa quante volte ci siamo persi.
Abbiamo bisogno di darci fiducia per esplorare la nostra esperienza così com’è: non creando mondi artificiali per fuggire dal disagio, ma coltivando la capacità di essere presenti a tutto ciò che la vita ci offre.
Thich Nhat Hanh ci ricorda che “il miracolo non è camminare sull’acqua, ma camminare sulla terra verde nel momento presente”. Questo miracolo è accessibile ogni volta che scegliamo di ricominciare, di tornare a casa in noi stessi con fiducia e gentilezza.
In questo continuo ricominciare, in questo ritorno alla presenza, scopriamo che la vita, da campo di battaglia, diventa davvero un campo da coltivare. E in questo campo, la fiducia è il seme più prezioso che possiamo piantare.
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