
La via per essere in pace con se stessi passa attraverso il ponte della consapevolezza. Questo poggia su 7 pilastri che la sorreggono, la rendono stabile, e facilitano il raggiungimento di una calma interiore che ci consente di affrontare le sfide della vita con un atteggiamento mentale costruttivo.
I 7 pilastri della meditazione di consapevolezza (o mindfulness meditation) descrivono una serie di atteggiamenti mentali “costruttivi”, un insieme di abitudini consapevoli. Sono modi di porsi che vanno coltivati intenzionalmente perché spesso sono lontani dal nostro modo di approcciarsi alla realtà. I pilastri si sviluppano meditando e poi ci sostengono in ogni momento della vita. Infatti, nelle strutture architettoniche è il pilastro a consentire a ciò che vuole essere sorretto di essere stabile (immaginate un ponte). I pilastri sorreggono “il ponte” della consapevolezza, la via per essere in pace con se stessi. Tuttavia, abbisognano di manutenzione, cura, attraverso la pratica della meditazione e l’attenzione intenzionale portata nel quotidiano.
i 7 pilastri sono:
- Non giudizio
- Pazienza
- Mente del Principiante
- Fiducia
- Non attaccamento al risultato
- Accettazione
- Lascar andare
Però, prima di illustrarli, partiamo da cos’è la mindfulness.
Cos’è la Mindfulness
La definizione di J. Kabat-Zinn (biologo, praticante e fondatore del protocollo MBSR) è: “Prestare attenzione in un modo particolare:
- con intenzione
- al momento presente
- in modo non giudicante.”
La parola inglese è la traduzione di sati, che in lingua pāli indica uno stato mentale di attenzione nel momento presente che in quanto tale ha la qualità di essere libera da pensieri condizionanti che portano sofferenza. In italiano possiamo tradurla con “consapevolezza o presenza mentale”.
La consapevolezza può aiutarti a migliorare la percezione che hai di te, in relazione alla tua vita e agli altri. Ti permette di riconoscere e di sfruttare le tue potenzialità, sia nelle relazioni che nel raggiungimento degli obiettivi personali e/ o professionali.
Gli automatismi della mente (il famoso “pilota automatico“) ci saranno ancora ma saranno meno condizionanti, lasciandoti così la libertà di coltivare pensieri più costruttivi.
Quando siamo consapevoli, stiamo vivendo a pieno il momento presente. La nostra mente è libera da pensieri che la trascinano verso il futuro, o il passato e non è interessata a giudicare ciò che sta vivendo.
Passiamo ora ai 7 pilastri che sorreggono la via per essere in pace con se stessi.
Non Giudizio
Significa porsi in un atteggiamento di “testimoni silenziosi” della nostra esperienza osservando semplicemente un giudizio che si presenta.
La nostra mente valuta in continuazione quello che succede dentro e fuori di noi, etichettando ogni esperienza tramite un giudizio: “mi piace – non mi piace; è bello – è brutto; è giusto – è sbagliato,…”. I giudizi vengono a galla in modo inconsapevole innescando in noi delle reazioni del tutto automatiche, spesso provengono da pensieri negativi e fastidiosi che ci fanno cadere nel circuito dello stress.
La mente è naturalmente predisposta a giudicare, probabilmente perché il nostro cervello è “programmato” per garantire la nostra sopravvivenza più che essere un organo per la felicità. Giudicare è utile per orientarsi nella vita, tuttavia ogni volta che attiviamo il giudizio limitiamo la visione della nostra esperienza.
Durante la meditazione è importante riconoscere questa attività mentale, osservarla, diventarne consapevoli; quando un giudizio è colmo di emozioni negative ci sequestra, impedendoci di essere liberi e felici.
La capacità di sospendere il giudizio è indispensabile perché ci permette di non limitarci alle nostre convinzioni e aprirci ad altri punti di vista che ci consentono di esplorare opportunità. Praticando questo atteggiamento impariamo a lasciar andare i giudizi, gli schemi mentali, i sistemi di credenze che vengono dal passato, facendo particolare attenzione a depotenziare per primi quelli negativi.
Pazienza
Grazie alla pazienza possiamo coltivare la consapevolezza dell’attesa nei momenti di rabbia e scioglierne la distruttività!
Ci insegna che gli eventi si sbrogliano secondo il loro ritmo naturale e non necessariamente secondo il nostro desiderio di controllo. Ci riporta al momento presente e ci aiuta ad accettare ciò che c’è, a contenere il vagare della mente che è fonte d’infelicità.
Quando ci ammaliamo, o ci feriamo, la pazienza ci aiuta a sopportare il dolore fisico e a non caricarlo di emozioni e pensieri che ci porterebbero a soffrire di più. Se pazienti, siamo anche saggi e accettiamo di doverci fermare perché il nostro corpo, secondo i suoi tempi, recuperi il suo equilibrio.
Quando è l’impazienza a guidare le nostre azioni, diamo spazio alla mente giudicante e rischiamo di rovinare, perdere, o distruggere ciò che vale. Pensate ai rapporti che, per dire la nostra, o di giudicare, o di trarre conclusioni affrettate si sono incrinati o distrutti.
Quando il giudizio sorge in modo automatico, essere pazienti ci aiuta a fare un passo indietro, a osservare e lasciare andare.
Mente del Principiante
La mente del principiante è deprivata da filtri e sovrastrutture. E’ lo stato in cui ci troviamo quando facciamo qualcosa per la prima volta. Non si lascia ostacolare da “opinioni limitanti”, è limpida ed è disposta ad esplorare con coraggio soluzioni nuove per migliorare la propria vita.
Una mente così non è interessata a dare sfoggio del proprio sapere. E’ l’attitudine che mette da parte il proprio ego, le aspettative, i giudizi. Da spazio “all’ascolto attivo” del suo interlocutore perché sa che da questo atteggiamento può apprendere e trarre beneficio.
In questo modo non sperpera la sua saggezza ma ne acquista sempre di più, creando un’esperienza proficua: senza aspettative non possiamo essere delusi!
L’atteggiamento del principiante, dice J. Kabat-Zinn, è particolarmente importante nel praticare la meditazione di consapevolezza perché ci si accorge che nessun momento è uguale ad un altro.
Ci insegna a riscoprire l’innocenza primigenia che vive il mondo con fiducia e speranza, avanzando sulla via per essere in pace con se stessi.
Fiducia
Avere fiducia significa permettere a sé stessi di essere come si è, senza alcun timore dei giudizi esterni, e, soprattutto, del giudizio interno. Quando si ha fiducia nelle proprie sensazioni è possibile prendere le decisioni giuste, quelle in accordo con il nostro cuore, senza lasciarsi influenzare dagli altri.
La prima fiducia che si impara meditando è quella in noi stessi. Scegliamo di confidare nella nostra intelligenza e teniamo conto delle nostre percezioni. Essere se stessi significa onorare i doni che abbiamo mettendoli a disposizione degli altri.
Ciò non significa aver un atteggiamento acritico, secondo cui tutto quello che pensiamo, sentiamo e diciamo è giusto, sempre e comunque! Questa non è fiducia ma il suo opposto. La fiducia non ha paura d’incontrare e misurarsi con l’altro, non è un dogma bensì qualcosa di cui avere cura, alimentare, sviluppare attraverso l’apertura mentale. Attinge e si nutre delle attitudini viste prima e anche di quelle che seguono.
Nelle situazioni in cui manca la fiducia non ci sentiamo a nostro agio, non raggiungiamo risultati che ci soddisfano. Fidandoci di noi stessi possiamo cambiare le cose creando relazioni migliori con gli altri.
Non attaccamento ai risultati
La ricerca di risultati, nella società attuale, è conditio sine qua non per esserne ritenuti membri onorati. Il risultato dice chi sei. Il risultato è prova del tuo impegno. Il risultato dimostra che sai ciò che vuoi. Chi non punta al risultato non è considerato, è un escluso. Quindi, la nostra cultura è fortemente permeata dal risulato. Di per se, non è un male ma lo diviene se per rincorrerlo perdiamo di vista le cose importatni della vita.
Infatti, il rischio è che per rincorrere il risultato si ottenga l’effetto contrario! Per esempio, se è il rilassamento quello che vogliamo ci accorgeremo che non sempre meditare rilassa e che questo atteggiamento “aziendalista” di ottenere risultati nuoce allo sviluppo della consepevolezza.
Nella mindfulness meditation il punto centrale è portare l’attenzione sul vedere ed accettare le cose così come sono, momento per momento. Non c’è, quindi, bisogno di ottenere dei risultati. Se c’è tensione, dolore, irrequietezza l’obiettivo è osservare quel che c’è non quello che noi vorremmo che ci fosse, come suggerisce invece la logica del risultato.
Qui, ciò che conta è il processo invece che il risultato. Lasciar andare l’attaccamento al risultato consente al processo di svilupparsi al suo meglio perché ciò che accade quando inseguiamo il risultato è di impedire al processo di avvenire, lo stoppiamo. Tralasciare il risultato significa “fare” meno ed “essere” di più. Non dobbiamo arrivare da nesuna parte! Meditiamo e basta.
Questo non significa avversare l’idea di porsi obiettivi nella vita ed impegnarsi a raggiungerli bensì riportare equilibrio nel nostro mindset introiettando l’idea di lasciar andare l’attaccamento al risultato (e la frustrazione che deriva dal fallito raggiungimento), per fare spazio a ciò che si presenta e che talvolta è più interessante di quanto ci eravamo proposti.
Accettazione
Accettazione significa vedere le cose così come sono nel momento presente: se hai dolore alla gambe, accetta che hai dolore alla gamba. Spesso arriviamo all’accettazione dopo aver attraversato periodi carichi di rimozioni e rabbia. Sono fasi naturali del cammino verso la guarigione che J. Kabat-Zinn identifica come “accettare le cose così come sono”.
Ogni cambiamento passa per l’accettazione: un gesto di autocompassione ed intelligenza. Quando pensi in questo modo, dimagrire – per esempio – diviene molto più facile perché coltivando l’accettazione crei le condizioni preliminari per la guarigione. Sei sovrappeso ora, non per sempre. Ora decido di fare qualcosa e la porto avanti.
Quindi, l‘accettazione qui non va confusa con la rassegnazione. Infatti, mentre la prima è premessa per un atteggiamento proattivo volto a favorire il cambiamento, la seconda implica un atteggiamento passivo che porta all’abbandono di qualunque iniziativa possa migliorare sé stessi o al proprio intorno. Nell’accettazione c’è una pace profonda, nella rassegnazione invece c’è rabbia, tristezza, delusione.
Accettare significa fare pace con ciò che è già presente, sapendo che tutto passa, tutto scorre. Il bello passa, il brutto passa. Non c’è nulla che resta. E’ la condizione necessaria per il passo successivo: rimuovere giudizi, sensi di colpa, vergogna.
Nella pratica di meditazione coltiviamo l’accettazione prendendo il momento così come viene. Non cerchiamo di sovrapporre ciò che “dovrebbe essere” (secondo il nostro ego) a ciò che è l’esperienza. E’ un passo determinante per osservare la nostra vita senza veli, nel punto in cui siamo consci che solo allora saremo in grado di iniziare il nostro viaggio di guarigione.
La trasformazione passa da qui!
Lasciar andare
L’esperienza di lasciarsi andare non è strana ed è da tutti conosciuta: la incontriamo ogni volta che prendiamo sonno. E se non ci riusciamo, il più dele volte è perché non ci diamo il permesso di lasciarsi andare
Possiamo lasciare andare le emozioni negative e sintonizzarci sul nostro respiro, le nostre sensazioni corporee, il battito del nostro cuore? Possiamo accettare che in questo momento nulla è come vorremmo, ma tutto è in definitiva come deve essere?
Nella vita, la felicità è intimamente legata alla nostra capacità di lasciare andare. Più ci aggrappiamo ai nostri desideri, ai nostri giudizi, alle emozioni che ci abitano, agli stati mentali, alle cose materiali, alle persone, e più soffriamo.
Attenzione a non confondere lasciar andare con indifferenza. Quest’ultima è strettamente imparentata con la rassegnazione vista nel paragrafo precedente. E’ uno stato mentale infarcito di risentimento, o dell’avversione, delusione e frustrazione. Lasciare andare è, invece, uno stato mentale collegato alla libertà, quindi alla gioia. Quando si lascia andare si è in pace, in completa armonia con il momento presente.
Nella meditazione, come nella vita, è possibile provare un forte attaccamento (o avversione); a questo punto è bene portare l’attenzione a “ciò che si trattiene”. Trattenere è l’opposto di lasciar andare e portando l’attenzione a ciò che tratteniamo possiamo apprendere molto sui nostri attaccamenti. Perciò, che siamo in grado o meno di lasciar andare, la pratica ci insegna molto se siamo disposti ad osservare con pazienza.
Conclusioni
La via per essere in pace con se stessi passa,oltre che per questi 7 atteggiamenti mentali costruttivi anche su altre qualità, della mente e del cuore, che contribuiscono ad allargare ed approfondire la consapevolezza. Queste includono principi presenti in molte religioni, quali: non nuocere, generosità, gratitudine, gentilezza,compassione, gioia empatica ed equanimità.
La pratica consente di entrare in forte connessione con tutto questo. La meditazione diviene, allora, occasione per osservare e poi rielaborare chi sono, cosa volgio, dove vado, senza veli e condizioni. I 7 pilastri, curati ed impigati nel quotidiano, offrono punti di vista nuovi che aprono ad una vita piena e ricca di opportunità.