Partire dal desiderio è utile ma individuare un obiettivo è meglio! Affinché la fantasia divenga realtà occorre che all’idea segua l’azione.

Il desiderio è un potente motore ma va avviato altrimenti si resterà dove si è già. Questo, è alla base delle nostre scelte: più forte lo sentiamo più ci attiveremo per realizzarlo.
Allora, a cosa serve fissare degli obiettivi se il desiderio è così potente? L’obiettivo ci da un destino, ci fa fissare dei risultati e ci obbliga a porre in essere azioni affinché la nostra vita sia piena di soddisfazione.

La “filosofia” e le tecniche qui esposte sono in parte note ed in parte inedite. Vogliono essere un supporto per chi brancola nel buio e cerca di dare una direzione alla propria vita affinché sia piena di soddisfazioni.

Dopo aver definito (e distinto) il desiderio dall’obiettivo, tratteremo di 3 metodi utili a pianificare e raggiungere le proprie mete.

Il Desiderio

E’ una parola che deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione de- che in latino nega e dal termine sidus che significa, letteralmente, stella. Desiderare significa letteralmente “mancanza di stelle”. Nell’accezione corrente possiamo intenderlo come una mancanza e, di conseguenza, come sentimento di ricerca.

Il desiderio vola via, ma cosa rimane?

Decidere di realizzare il nostro desiderio (se preferite, anche sogno o proposito) implica razionalizzare ciò che inizialmente non lo è. Infatti, i desideri traggono origine dall’irrazionale e le emozioni sono una componente rilevante nella loro formazione.

Decidere (etimologia: tagliar via, mozzare, definire) significa scegliere. Chi decide prende una strada piuttosto che un’altra e si focalizza sul percorso scelto. Decidere non solo è utile: libera la mente, fa abbandonare fardelli che condizionano il nostro cammino o, addirittura, lo impediscono.

Avere un desiderio è relativamente semplice, porsi un obiettivo è possibile, raggiungerlo è la parte più difficile: la chiave di volta è crederci.

L’Obiettivo

Fissare e raggiungere un obiettivo, indipendentemente se semplice o complesso, è un viaggio che implica un’attenta pianificazione che riguarda il cosa vogliamo, come lo otterremo e – non ultimo – perché lo vogliamo. In questa analisi non può mancare l’attenzione ai propri limiti, alle risorse necessarie, così come alle successive modifiche ed integrazioni che possono verificarsi durante il percorso e alla motivazione che spinge ad agire.

Fissare e raggiungere l’obiettivo

Obiettivo è un termine con diversi significati: equanimità, imparzialità, un sistema di lenti, uno scopo militare, una meta che si vuole raggiungere. Chi scrive, trova convincente questa: qualcosa realizzato attraverso un come e che ha un senso (e ne trae forza) grazie ad un perché.

E’ opportuna una distinzione linguistica di fondamentale importanza per far ordine nelle nostre credenze. Sogno, proposito, desiderio, appaiono sinonimi di obiettivo ma sono privi di quell’elemento che trasforma l’invisibile in visibile:l’azione.

La domanda che molti si pongono è: come posso raggiungere i miei obiettivi? Nei paragrafi successivi si spiegherà come costruire un obiettivo efficace partendo dal desiderio.

Come costruire un Obiettivo ?

Quando parliamo di obiettivi non possiamo, quindi, far a meno di includere l’azione senza della quale qualunque aspettativa rimarrebbe tale. Detto in altro modo, se vuoi concretizzare, agisci!

Affinché l’azione sia efficace, occorre che lo scopo sia ponderato e ragionato, che consideri le diverse variabili, e sia definito per potere essere realizzato. Premesso ciò, in concreto che si fa?

Per aiutarci in questo lavoro, ci avvaliamo di alcuni metodi presentati con gli acronimi di SMART, PEPSI e SOFT.

SMART

E’ stato sviluppato da Peter Drucker nel 1954, come parte integrante della filosofia di gestione aziendale MBO (Management by Objectives). Si tratta di un sistema per la definizione degli obiettivi, che vengono messi al primo posto rispetto alle attività necessarie per il loro raggiungimento. Per stabilire se gli obiettivi sono validi, sono stati definiti 5 criteri, che corrispondono ai termini anglosassoni che compongono l’acrostico S.MA.R.T. (precisiamo che alcune lettere sono soggette a cambi; ad es.: la A, che può essere iniziale di Achievable o la R di Realistic).

L’acrostico SMART
  • S = Specific (Specifico). Un obiettivo deve essere il più possibile chiaro, preciso, semplice da ricordare. Evita termini vaghi e generici, usa parole specifiche (es.: “voglio dimagrire di 5 Kg” è più specifico di “voglio dimagrire”)
  • M = Measurable (Misurabile). Quantifica le attività che servono a raggiungere il tuo obiettivo in modo da poter misurare il suo raggiungimento (es.: uso scala di valori; percentuali,…). Talvolta è difficile ma aiuta ad andare oltre un semplice buon proposito
  • A = Attainable (Raggiungibile). Datti obiettivi ragionevolmente realizzabili e accertati a chi spetta farlo. Basati sulle risorse (culturali, finanziarie, fisiche,…) che hai ora. Se si esagera può capitare che si cada un frustrazione (es.: pretendere di diventare il primo ballerino della Scala in 1 anno non è credibile!).
  • R = Relevant (Rilevante). Deve essere sentito come importante, la sua realizzazione segna una svolta nella propria vita. Motiva, implica del rischio, fa uscire dalla zona di comfort.
  • T = Time-Based (Temporizzabile). Definisci le tue attività secondo un piano di programmazione con scadenze precise entro il quale l’obiettivo dovrà essere raggiunto (es.: voglio dimagrire di 6 kg nei prossimi 6 mesi e mi impegno a perdere 1 Kg al mese seguendo la dieta assegnatami dal mio nutrizionista).

PEPSI

Un obiettivo che ha una forte componente emotiva aiuta il nostro cervello a mantenersi focalizzato su ciò che c’è da fare. Per esempio, ti è mai capitato di essere così assorto in quel che fai da dimenticare un appuntamento?

La componente razionale (SMART) ci indica il punto di arrivo ma è la parte emotiva che ci sprona a raggiungerlo anche quando le cose non vanno come avevamo programmato.

Con l’acronimo PEPSI carichiamo di motivazione il nostro obiettivo. Di seguito, il significato di ciascuna lettera.

  • P = Positivo. L’obiettivo va espresso in forma positiva e non con termini di negazione. Devo dire cosa voglio ottenere e NON cosa voglio evitare. Es.: “Voglio fidelizzare i clienti” funziona meglio di “Non voglio perdere clienti”.
  • E = Emozionale. Nel fissare l’obiettivo abbi cura di caricarlo di emozioni che vanno verso il piacere (e non il dolore) di ciò che ci apprestiamo a fare.
  • P = Presente. Occorre usare il tempo presente quando stabiliamo il tuo obiettivo. Devi sentirlo importante oggi e non domani altrimenti rischi di procrastinare.
  • S = Sensoriale. L’obiettivo va percepito a livello dei 5 sensi. Es.: il nuotatore che prepara la gara immaginando il momento del tuffo, il rumore al contatto dell’acqua, l’odore del coloro, la vista del fondo vasca,…
  • I = Immaginativo. E’ utile visualizzare sia il percorso che il risultato finale, come se si trattasse di un film. Riprendendo l’esempio del punto precedente, il nuotatore che immagina la sua gara dal momento del tutto fino al podio.

SOFT

Shoma Morita, psicologo giapponese contemporaneo di Freud, diceva: “Prefiggetevi un obiettivo chiaro, accettate le emozioni e i pensieri che suscita in voi, e poi fate ciò che va fatto” .

La tecnica SOFT serve a non procrastinare l’azione. Dopo aver analizzato gli obiettivi dal punto di vista razionale (SMART) ed emotivo (PEPSI) può capitare di rimanere…fermi.

Fare quello che va fatto è la “scossa” per uscire dalla zona di comfort ed attivarsi per produrre quei risultati che sono nati sotto forma di desideri.

Soft non inconsistenti
  • S = Stop! Non continuare a girare senza senso come un criceto corre sulla ruota; non serve: fermati! I pensieri invalidanti, le azioni senza direzione, non apporteranno miglioramenti nella tua vita. Molla i pesi superflui: calmati, ascoltati (vedi PEPSI), “riallineati” con il tuo scopo e poi…
  • O = Ordina! Affrontare i problemi con gli stessi strumenti non farà cambiare i risultati. Riordinare le idee, fissare priorità, pianificare attività consente di orientare la direzione (vedi SMART), e poi…
  • F = Fai! Solo l’idea, anche se scritta, non ha il potere di cambiare nulla: occorre l’azione. Tendi a rinviare? Hai paura? Capita ma non indugiare troppo. Dagli errori si apprende e solo chi agisce ottiene ciò che desidera e rafforza la sua autostima. E poi…
  • T = Testa! Verifica che quanto fai ti stia portando dove tu vuoi. Diversamente, fermati e rivedi il percorso, scopri se ci sono valide alternative. Quando riprenderai il cammino, la tua meta sarà più chiara ed i tuoi passi… più sicuri.

Conclusioni

Chi vuole intraprendere un cambiamento – personale o professionale – deve comportarsi come il contadino che prima prepara il terreno, poi sceglie cosa seminare, poi semina, cura il raccolto e infine raccoglie i frutti.

Gli step che dovremmo seguire per ottenere i risultati auspicati sono:

  1. parti dal desiderio
  2. individua l’obiettivo che vuoi raggiungere
  3. supera le resistenze (interne ed esterne) ed attivati.

E ricorda…parti dal desiderio ma individua il tuo obiettivo!