Tutti noi abbiamo il potere di trasformare i nostri pensieri, le nostre emozioni, paradigmi ma non sempre lo facciamo. Veniamo “spinti” verso la trasformazione quando la vita ci obbliga a farlo, come ad esempio un lutto o nuove responsabilità sul lavoro.

La trasformazione richiede:

  1. una certa “apertura” a leggere gli eventi e cogliere le opportunità;
  2. scelta.

Chi decide di intraprendere un cammino per luoghi sconosciuti, non ha la certezza di ciò che troverà e non potrà dirsi migliore o peggiore rispetto a chi rimane comodamente sul sofà di casa: a ciascuno andrà il frutto delle proprie ricerche che daranno soddisfazione se risponderanno a ciò che la persona cercava.

Sovente tendiamo ad evitare la trasformazione, reagendo anche in malo modo, pur di non mettere in discussione ciò in cui crediamo e restare a nostro agio nella zona di comfort. Al di là di questa c’è un nuovo modo di pensare ed agire che potrebbe aprirci nuove opportunità ma per farlo dobbiamo varcare la frontiera delle nostre paure. 

La paura è il principale freno alla nostra crescita. Impegnarsi in una nuova attività implica metterci a rischio di fare brutte figure, sentirci insicuri.

Riconoscere le proprie paure è importante affinché si possano metterle in discussione. Cambiamenti anche semplici, nella vita privata come sul lavoro, richiedono alle persone di abbandonare il certo per l’incerto, l’agio per il disagio, il conosciuto per l’apprendimento.

L’emozione che spesso si registra è la paura, che prende forma di resistenza e che si esplicita in ostilità, aggressività, rifiuto. Oppure, mascherata da modi più “diplomatici” che sembrano accettare la novità ma a cui segue inazione, sabotaggio, dimenticanza.

Far luce su ciò che fa paura ci rende consapevoli e responsabili degli ostacoli alla trasformazione e del loro superamento.