Lettura per l’Autunno: La Società senza Dolore
In questa Lettura per l’Autunno: La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite presento un saggio del filosofo e teorico culturale Byung-Chul Han che analizza la radicale rimozione del dolore dalla vita contemporanea.
Ma quali sono le conseguenze di una simile tendenza a livello sociale? Secondo il filosofo, la paura del dolore si traduce inevitabilmente in una spinta verso la performance, spesso mascherata tanto dal pericoloso concetto di resilienza, quanto dall’errata convinzione che chi non soffre sia automaticamente felice.
Nella logica di Han, anche la medicina e la psicologia dovrebbero riflettere sulle proprie responsabilità in merito. Il processo di cura dell’individuo non può infatti limitarsi al tentativo di sconfiggere in un modo o nell’altro le sue fatiche, ma deve passare attraverso un autentico rapporto interpersonale basato sull’ascolto e sull’empatia.
Tre parole chiave
Algofobia: rappresenta un atteggiamento strutturale di timore ed evitamento verso qualsiasi esperienza potenzialmente dolorosa, che caratterizza in particolar modo la società capitalistica contemporanea. Secondo l’autore «viviamo in una società della positività che tenta di sbarazzarsi di tutto ciò che è negativo»,in quanto andrebbe a discapito della produttività. Il dolore obbliga l’individuo a rallentare, talvolta a fermarsi, e quindi da risorsa autoconoscitiva si trasforma in una debolezza da nascondere agli occhi degli altri. «Persino le pene d’amore sono diventate sospette».
Dolore: componente imprescindibile dell’esperienza, il dolore rappresenta una chiave d’accesso all’autenticità umana. Senza alcun patimento, la vita umana rischia di ridursi a mera sopravvivenza, svuotata della propria dimensione narrativa. È proprio attraverso la creazione di storie che in ogni civiltà, a partire dalle più antiche, l’essere umano ha sempre cercato di fornire una spiegazione al mondo circostante. Come ogni grande storia, anche quella dell’umanità è costellata di fallimenti, perché «senza il dolore, lo spirito resta uguale a sé stesso. La via della formazione è una via dolorosa».
Felicità: oggi si assiste ad una vera e propria «coazione alla felicità», che si manifesta in maniera subdola e pervasiva in qualsiasi ambito della vita quotidiana. Impariamo a sorridere come forma di cortesia, a rispondere che va tutto bene e che dobbiamo essere felici a tutti i costi. Ci dimentichiamo che la felicità non può essere autentica se non include altre persone, mentre «oggi siamo dominati, intontiti, inebriati dall’ego». Inoltre, dobbiamo tener presente che una «vita priva di dolore e munita di costante felicità non sarà più una vita umana. La vita che perseguita e scaccia la propria negatività elimina sé stessa». Viviamo in una società palliativa che ricerca incessantemente il piacere, il benessere immediato e il consenso superficiale (la società del “mi piace”).
Perché lo propongo
Propongo questa Lettura per l’Autunno: La società senza dolore perché riconoscere e confrontarsi con il dolore, sia esso fisico o emotivo, anziché evitarlo o reprimerlo, offre profondi vantaggi per la salute mentale e la crescita personale. Il dolore, per quanto spiacevole, agisce come un segnale d’allarme e un catalizzatore per il cambiamento (in proposito, si veda questo articolo)
A mio parere, i punti di forza analizzati in questo libro e che costituiscono un’importante fonte di riflessione sono:
- La critica della prestazione: il dolore viene visto dal sistema neoliberale come un segno di debolezza. La resilienza stessa viene spesso distorta e trasformata in un imperativo di ottimizzazione, un modo per riadattarsi subito al lavoro e alla produzione senza elaborare i traumi.
- La perdita della profondità: Han spiega che il dolore autentico ha una sua verità, una dimensione catartica e conoscitiva che ci apre al legame con gli altri e alla realtà del mondo. Bandire il dolore significa, paradossalmente, anestetizzare anche l’empatia, l’arte profonda e la capacità di fare esperienza vera.
- Lo stile: infine, il testo è breve, incisivo e strutturato in capitoli che attingono alla grande filosofia e letteratura del Novecento (da Freud a Heidegger, da Jünger a Benjamin).
Conclusioni
Questa Lettura per l’Autunno: La società senza dolore, si legge come una scheggia tagliente. E’ un invito scomodo ma necessario a fare i conti con la nostra fragilità anziché rifugiarci in una finta sicurezza che finisce per imprigionarci. Sebbene la lettura possa apparire frammentata o richiedere una sedimentazione lenta, offre uno specchio lucido del nostro tempo e del nostro rapporto malato con i confini dell’esistenza.
Renderci conto di quanto siano preziose le nostre fatiche quotidiane, piccole o grandi che siano, perché ci consentono di cogliere appieno la ricchezza dell’esperienza umana. Sono un potente strumento di condivisione, ma dobbiamo concederci la possibilità di prenderci una pausa nei momenti difficili ed accettare anche i nostri aspetti più fragili. «La felicità dolorosa non è un ossimoro. Ogni intensità è dolorosa. […] Se il dolore viene soffocato, ecco che la felicità si appiattisce riducendosi a un apatico torpore. La profonda felicità resta inaccessibile a chi non è aperto al dolore».
Un libro consigliato a chiunque voglia comprendere perché la nostra vita “instagrammabile” e priva di spigoli rischia di diventare, in realtà, profondamente vuota.
Dettagli
- Prezzo: Euro 10,00
- Editore: Einaudi
- Formato: Tascabile
- Pubblicato: 03-05-2022
- Pagine: 88

