Il miglioramento della performance è, prima di tutto, assunzione di responsabilità. Solo un individuo (o un’organizzazione) che sceglie di essere abile a rispondere può governare – e non subire – il proprio destino.

Il significato di performance non è univoco; in taluni dizionari si limita ad esser definita come l’esecuzione di un compito ma questo non ci porterebbe ad un’azione diversa dal “fare per fare” invece che orientata ad un risultato atteso perché programmato.

In questo articolo, assumiamo che la performance per un individuo è il contributo che apporta attraverso la propria azione volta al raggiungimento di un risultato prefissato. Ma attenzione! Consiste nell’andare oltre a ciò che ci si aspetta, è espressione del proprio potenziale.

Da cosa dipende la performance?

Timothy Gallwey, considerato il padre del coaching moderno insieme a John Withmore, nel libro “Il gioco interiore del tennis” offre la formula della performance:

p = P – i

ovvero, la performance è uguale al Potenziale meno le interferenze.

Si evince che la performance è sempre più piccola del potenziale, in quanto esistono delle interferenze che impediscono a questo di esprimersi al massimo.

Interferenze: quali sono e come contrastarle?

Le interferenze possiamo definirle come “un segnale” di disturbo indesiderato che si sovrappone sul segnale utile. Le possiamo distinguere in:

Interferenze esterne
– Interferenze interne
.

Le interferenze esterne sono quelle che dipendono da circostanze sulle quali non abbiamo controllo. Tuttavia,
possiamo contrastarle modificando la nostra risposta ad esse assumendo un atteggiamento diverso (es.: lo sciopero dei mezzi pubblici non dipende da me ma posso adoperarmi per informarmi prima invece di infuriarmi).

Le interferenze interne, invece, sono quelle che dipendono unicamente da noi, e su cui, dunque, abbiamo il controllo e quindi la piena responsabilità (es.: se mi lascio distrarre sovente dalle notifiche dei social sul mio smartphone… oppure, mi convinco di non essere all’altezza di quel compito od obiettivo).

Come e perché ridurre le interferenze?

Tutte le interferenze interne sono frutto delle nostre convinzioni e, generalmente, sono ciò che fa la vera differenza tra un obiettivo mancato ed uno raggiunto. Cosicché, controllando le interferenze interne, ovvero l’atteggiamento mentale (in proposito, si veda l’articolo “Sfiga? No! E’ l’approccio che non va“), è possibile minimizzarle per ottenere performance più alte per obiettivi più ambiziosi.

Se è vero che p = P – i ,

è chiaro che più si riducono le interferenze, più la performance si avvicina al potenziale.

Senza responsabilità non c’è performance e… cambiamento

La piena espressione del proprio potenziale richiede che la persona si assuma la totale responsabilità di un’azione, che la senta sua.

La domanda che un manager, un leader, un professionista dovrebbero porsi è: con quanta efficacia desidero che sia eseguito un compito? A quale livello di performance punto?
E ciò che dovrebbe maggiormente preoccupare non è la concorrenza, bensì il gap tra potenziale e performance e attivarsi per colmarlo. 

Per portare la performance a livello del potenziale occorre “responsabilità”, che consente di tenere a bada le interferenze. Il coinvolgimento e la fiducia aiutano. Far assaggiare il prodotto alimentare all’addetto che lo produce, genera un primo controllo di qualità e la consapevolezza di quanto questo possa esser migliorato.

La performance non è un esercizio fine a se stesso bensì lo strumento per generare un cambiamento duraturo e che non può avvenire se non ci si assume l’onere della piena responsabilità, ossia la volontà di governare questo processo.

Il cambiamento è il vero lavoro di ogni giorno ed è nel qui ed ora. Esso non è una singola transazione bensì un viaggio che ha uno specifico punto di partenza (la situazione attuale) ed una destinazione (obiettivo o situazione ideale); la performance ne misura lo stato d’avanzamento.

Le 3 gambe per generare cambiamenti duraturi

Quindi, per produrre i cambiamenti straordinari occorre concentrarsi sulla performance? Sì, ma non è sufficiente. Oltre alla responsabilità (che è manifestazione di volontà e premessa del cambiamento), occorre prendersi cura anche dell’apprendimento e del piacere. Una persona o un’organizzazione che trascurasse la conoscenza ed il piacere a fare qualcosa finirebbe prima o poi per inficiare la prestazione e di conseguenza il risultato che è manifestazione del cambiamento.
Se la responsabilità è il sedile, la performance, l’apprendimento ed il piacere sono le tre gambe di uno sgabello solido per generare cambiamenti duraturi.