Ikigai è un parola giapponese che ha diversi significati: ispirazione, motivazione profonda, ragione di vita. Ma posiamo sintetizzare dicendo che Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere o ragione per esistere. 

Ognuno di noi ne ha uno anche se non ne è a consapevole! Per alcuni ha a che vedere con il proprio lavoro, per talaltri con il proprio hobby in qualunque caso è qualcosa che facciamo con amore e consapevolezza.

Per le persone più estroverse e aperte affettivamente, esso può coincidere quasi completamente con la sfera delle relazioni personali, laddove i momenti di condivisione con i familiari e amici sono occasione per dare senso e luce al proprio cammino.

Ragione per esistere

Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere, è ciò che ci da gioia e buon motivo per alzarci dal letto la mattina qualunque sia la veste che assume per noi. Ci “soccorre” nel trovare l’energia giusta per mantenere accese l’intenzionalità, direzione e presenza in ciò che si fa. In Giappone – da dove il termine e la filosofia che la contiene è nato – si ritiene che rispettare il proprio ikigai sia una condizione imprescindibile della longevità.

Nella filosofia giapponese anche un momento quotidiano apparentemente poco rilevante può diventare qualcosa di molto significativo se è in armonia con la nostra ispirazione fondamentale. La vita intera, alla luce dell’ikigai, può trasformarsi in un’opera d’arte che si realizza in ogni istante: gratificandoci, nutrendoci, dandoci gioia.

In occidente, si sta assistendo ad un “rimaneggiamento” del concetto che lascia poco spazio alla “poesia”. Un pensiero che vuole coniugare le reali capacità dell’individuo con i bisogni dell’economia cosicché si abbia un ikigai “aziendalistico”, funzionale alla produzione.

Ma come si trova il proprio ikigai?

Ikigai è qualcosa per cui vale la pena vivere ed il primo passo per comprenderlo è avere maggiore consapevolezza di ciò che amiamo. Per farci un’idea, è ciò che ha la forza di coinvolgerci in modo così pieno al punto da non renderci conto del tempo che passa (stato di flow).

Possiamo indagare questo aspetto in modo creativo, riflettendo, per esempio, sugli ultimi libri o anche film che ci sono piaciuti e rispondendo ad alcune domande, quali:

  • ha a che vedere con qualcosa che amo?
  • di cosa parla?
  • cosa di quel libro mi è rimasto impresso?
  • in che modo ciò mi riguarda?

L’ultimo passaggio ha a che vedere con il contributo alla società: in che modo il mio ikigai concorre a migliorare il mondo? Se la nostra attività preferita ha un’utilità sociale e c’è richiesta di persone che la svolgano, abbiamo buone possibilità di ricevere un compenso per svolgerla. Facciamo una lista delle attività che ci gratificano e mettiamole in ordine a seconda delle possibilità che si rivelano remunerative. Se ce ne è qualcuna che la fa divenire una professione, vale la pena investir qualche risorsa per formarsi bene in quel campo.

Conclusioni

Se il tuo ikigai non può divenire un lavoro non buttarti giù: non è questa la cosa più importante. Sapere cosa ti ispira e ti riesce bene è già un immenso tesoro!

Cerca di essere creativo e considera che ci sono tante attività amatoriali che possono dare senso al tuo tempo e non è necessario optare solo per una! Come sempre, quando cerchiamo di vivere alla luce di un valore profondo, le azioni che svolgiamo sono azioni di qualità, con una rilevanza intrinseca. Esse sono a pieno titolo una forma di meditazione.